La nostra storia

Perché ci chiamiamo Ma Che Davero?

Eravamo Pasta Passione. Il nome l’abbiamo cambiato; chi fa la pasta no. La fa mia madre, Sabrina.

Lettura di 2 minuti · racconta Marco

Via Mario Sironi 3i, Ladispoli · Aperti tutti i giorni, pranzo e cena

Lo stesso piatto di amatriciana diviso a metà: sopra la metà sinistra il logo di Pasta Passione, sopra la destra quello di Ma Che Davero?
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Un’idea di mio padre

L’idea di un posto di pasta fresca era di mio padre. Non ha fatto in tempo a vederlo aperto, ma è stato lui il motore: tutto quello che è venuto dopo è partito da lì.

Mia madre, Sabrina, la pasta l’aveva sempre preparata lei, a casa, per noi.

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Cerveteri, il primo tentativo

Intorno al 2010 abbiamo aperto a Cerveteri. Dopo circa un anno abbiamo chiuso.

Ci è rimasta una cosa sola, ma importante: la pasta fresca, per capirla, bisogna assaggiarla.

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Ladispoli: farla assaggiare

Siamo ripartiti a Ladispoli con un’idea semplice: cucinare la pasta, perché chi la assaggia poi la capisce.

C’era un problema: io non sapevo cucinare. Ho fatto i corsi, la sera lavoravo in un altro ristorante, a pranzo cucinavo nel nostro. Oggi ai fornelli non ci sto più: la pasta la fa mia madre.

Sabrina sorride in sala e mostra un tegame di fettuccine
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Poi è arrivata Noemi

Noemi lavorava in un bar lì vicino. Oggi è la mia compagna, ed è socia. La trovi in sala, con i ragazzi.

Se al tavolo qualcuno ti dice «La fa Sabrina», molto probabilmente è Noemi.

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Perché abbiamo cambiato nome

Per anni siamo stati Pasta Passione. Tanti però pensavano che facessimo solo pasta, quasi una mensa. Noi volevamo che anche la sera fosse una cena vera.

Così ci siamo affidati a chi fa questo di mestiere, e abbiamo cambiato nome: Ma Che Davero?

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L’errore, e il ritorno

Col nome nuovo è arrivata anche una promessa troppo grande: «la cucina dello stellato». Chi la leggeva si aspettava un conto salato. E il menù nuovo non era il nostro: non piaceva, e avevano ragione.

Allora abbiamo fatto la cosa più semplice: siamo tornati ai piatti che la gente conosce. L’amatriciana, la carbonara senza panna, 180 grammi di pasta fresca nel piatto (nella carbonara 220).

Un piatto di carbonara visto dall’alto: casarecce, guanciale e pecorino
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Il nome è rimasto, la promessa no

Il nome l’abbiamo tenuto. Oggi per noi «Ma che davero?» vuol dire una cosa sola: nel piatto arriva più di quello che ti abbiamo scritto.

E «la signora»? Era il soprannome che i clienti davano a mia madre, quando passava tra i tavoli. Oggi la chiamiamo col suo nome: la fa Sabrina.

— Marco

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Siamo sempre in via Mario Sironi 3i, a Ladispoli. Parcheggio gratis davanti.